venerdì 20 ottobre 2017

Dieci piccoli indiani & Assassinio sull'Orient Express — Il mio approccio a Agatha Christie

Ciao a tutti!
Oggi voglio parlarvi del mio approccio a Agatha Christie e più in generale del mio rapporto con i romanzi gialli. Non avevo mai letto nulla di suo prima di qualche settimana fa e devo dire che mi ha colpito tantissimo. Vi lascio al post per poter parlare insieme di questa scrittrice e dei suoi lavori. :)


Non mi sono mai interessata granché ai gialli perché, molto semplicemente, è un genere che non mi attira. Nonostante questo disinteressamento di base, ho un paio di problemi con i prodotti in cui la gente viene uccisa e si deve scoprire chi è stato e perché. Questi problemi sono:
  • Mi perdo nelle indagini: tra nomi, passato e presente dei personaggi, personalità varie, resoconti dei fatti, motivazioni e alibi, non riesco a tenere il filo del discorso ( .__. );
  • L’autore non è abbastanza bravo a incuriosirmi per farmi andare avanti o mi fa capire subito chi è l’assassino ( .__. ).
La consapevolezza di avere questi problemi deriva dalla visione di svariati episodi di Bones, CSI et similia durante la mia adolescenza. Gli unici tentativi di lettura di libri gialli sono quelli che riguardano la serie della Rowling scritta sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith, Cormoran Strike (Il richiamo del cuculo, Il baco da seta, La via del male), in cui si sono verificate entrambe le situazioni precedenti ma che leggo con piacere per via dei due personaggi principali (Cormoran e Robin) e per l’immenso stile di scrittura della Rowling.
Comunque sia. Mi sono sempre detta che, nel caso in cui avessi mai voluto approcciarmi alla lettura di libri gialli, avrei sicuramente iniziato da Agatha Christie: la regina del giallo, la madre di Miss Marple e Hercule Poirot, i due grandi detective nati dalla sua penna e dalla sua immaginazione.
Con Agatha Christie ho scoperto un mondo: è la scrittrice di gialli che riesce a incastrarsi perfettamente con la me lettrice e le mie esigenze, che riesce a incuriosirmi e soprattutto a non confondermi.

Agatha Christie ha scritto 66 romanzi gialli, tra storie autoconclusive e quelle dedicate ai personaggi di Miss Marple e Poirot. Io ho scelto di approcciarmici partendo dai suoi due scritti più famosi: Dieci piccoli indiani e Assassinio sull’Orient Express.
Di queste storie conoscevo solo l’essenziale, ovvero:
  • DIECI PICCOLI INDIANI: Un gruppo di persone viene invitato su un’isola. Uno alla volta, vengono tutti uccisi da un assassino invisibile che segue i versi di una filastrocca;
  • ASSASSINIO SULL’ORIENT EXPRESS: Mentre l’Orient Express è bloccato a causa del maltempo, un uomo viene ucciso. Tra i passeggeri c’è Poirot, che viene incaricato di risolvere il caso e scoprire chi è l’assassino.
Inizierei subito sottolineando la facilità di lettura estrema di queste due storie: sia Dieci piccoli indiani che Assassinio sull’Orient Express sono scorrevolissimi, la trama è sempre limpida e lineare, e non ci si perde tra le indagini — ci sono passi volutamente schematici e riassuntivi. Agatha Christie ha un stile di scrittura molto pieno e descrittivo, in poche battute dà molte informazioni al lettore e continua a darle anche nel corso delle vicende ma non risulta mai e nel modo più assoluto pesante o ridondante.
Ogni personaggio ha una caratterizzazione ben definita e una storia ben definita, così come i rispettivi alibi e le varie motivazioni che li spingono a comportarsi in *quel* determinato modo. Pur avendo a che fare con un gruppo nutrito di persone, in virtù di ciò, è davvero difficile scordarsi i nomi o confondere i personaggi tra di loro — e per me questo è fondamentale.
Una caratteristica che ho notato, comune a entrambi i romanzi, è stata la sobrietà. Delle persone vengono uccise, in modi diversi e anche impensabili, ma non ci sono descrizioni minuziose su come sono avvenuti gli omicidi, non ci sono dettagli disgustosi o osceni. Al contrario, è tutto molto ordinato ed elegante — e questo è un bene se si è sensibili a *determinate* scene di violenza.
La struttura delle due storie è molto simile tra loro: c’è un assassino, che si nasconde probabilmente nel gruppo, che ha ucciso una persona o sta uccidendo delle persone in un luogo isolato e soggetto ad avverse condizioni climatiche. Potrà sembrare abbastanza scontato, ma mettere in piedi e far reggere due romanzi con queste caratteristiche — in cui ci sono tanti personaggi e un assassino in un luogo così piccolo, isolato e claustrofobico, senza luoghi in cui potersi nascondere o in cui è difficile poterlo fare — non deve essere stato affatto semplice.
E quello che ha pensato la Christie, dall’alto della mia ignoranza, è plausibilissimo e credibilissimo. Le vicende si presentano come dei rompicapi impossibili da risolvere, però, quando si arriva alla fine e si scioglie l’enigma, tutto ha senso. Agatha Christie è quel tipo di narratrice che dà in mano al lettore tutti gli elementi per risolvere il caso, non lascia nulla all’oscuro. Per questo l’ho apprezzata tanto, perché in alcuni casi chi scrive si tiene per sé determinate informazioni che poi sgancia per il colpo di scena ( .__. ). La Christie invece fa mettere in moto il cervello, fa girare le rotelle, e tu lettore sei lì con Poirot, Miss Marple o chi per loro a mettere insieme i pezzi e a risolvere il caso.
Dieci piccoli indiani ha una particolarità in più: si ha la consapevolezza che tutti i personaggi moriranno e si conosce anche il modo per via della filastrocca che lo preannuncia, quindi dopo poche pagine si comincia ad avvertire la tensione che aumenta; più si va avanti, più ci si aspetta che da un momento all’altro arriverà qualcuno a salvare gli invitati, che troveranno un modo per salvarsi da soli o che scopriranno chi è l’assassino. Dall'altra parte, c'è anche una certa aspettativa per scoprire in che modo si compirà la filastrocca nella realtà. È in un certo qual modo oscuro e angoscioso, definitivo.

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Mi piace fare delle ricerche quando leggo per la prima volta un nuovo scrittore per poterlo conoscerlo meglio e per scoprire eventualmente qualche curiosità. Per quanto riguarda Agatha Christie mi sono imbattuta in due interessanti articoli (QUI e QUI) che spiegano come le traduzioni delle sue opere durante il regime fascista siano state compromesse, e di come modifiche e tagli siano stati portati avanti nel corso del tempo e nelle edizioni successive. Penso possano essere utili anche per capire quale edizione prendere per evitare testi corrotti.

In relazione ai due romanzi di Agatha Christie di cui ho parlato, vi consiglio:
  • La mini-serie tv And Then There Were None prodotta dalla BBC nel 2015 che in tre episodi riadatta Dieci piccoli indiani;
  • In nuovo adattamento di Assassinio sull’Orient Express in uscita a Dicembre, che vede Kenneth Branagh nei panni di regista e di Hercule Poirot.

Consiglio di lettura a tema Halloween
HALLOWE'EN PARTY
(Poirot e la strage degli innocenti)
A Woodleigh Common i ragazzi stanno festeggiando Halloween quando viene fatta una scoperta agghiacciante: la tredicenne Joyce é stata assassinata. La giallista Ariadne Oliver, presente al party, si precipita dall'amico Poirot e lo convince a interessarsi del caso: Joyce, infatti, poco prima della morte, si era vantata di aver assistito a un omicidio, ma nessuno le aveva creduto. Possibile che invece la ragazza, conosciuta per essere una gran bugiarda, avesse detto la verità? E che il colpevole abbia deciso di chiuderle la bocca per sempre?

La smetto di scrivere e vi lascio la parola. :) Fatemi sapere se avete mai letto qualcosa di Agatha Christie e se vi piace oppure se volete leggere qualcosa di suo e cosa vi ispira, e ovviamente se avete dei consigli di lettura. Ciao!

martedì 17 ottobre 2017

SPOOKY HALLOWEEN: Consigli di tutto un po'!

Ciao a tutti!
Ci troviamo ormai a metà Ottobre, quindi è arrivato il momento di un bel post di consigli a tema Halloween per quanto riguarda libri, fumetti, film e serie tv. :D Vi consiglierò per ogni categoria tre titoli, scelti tra quelli di cui parlo meno spesso o di cui non ho mai parlato.

La camera di sangue di Angela Carter • Scrittrice al di fuori di ogni convenzione letteraria e sociale per la sua fantasia barocca e il suo malizioso sensualismo, senza dubbio la personalità femminile di maggior spicco nella narrativa inglese dell'ultimo decennio, Angela Carter ha riscritto a modo suo dieci favole celebri sovvertendone le trame con irridente arguzia. Alcune sono favole sediziosamente familiari, come Barbablu (a cui si ispira il racconto che dà il titolo alla raccolta), Cappuccetto rosso, La bella e la bestia, Il gatto con gli stivali, La bella addormentata. Altre sono le storie più atroci e orridamente inquietanti della tradizione nordica, con lupi  e vampiri, nevi e foreste, porte misteriose e scricchiolii sinistri. In questi intrecci dissacranti e in queste atmosfere fra lo stralunato e lo scabroso vibra un conturbante umorismo ma soprattutto s'impone, con immagini rapacemente licenziose, un erotismo sadico-sarcastico che svela e dileggia le simbologie sessuali sommerse nella tradizione favolistica.
✰ Angela Carter è una scrittrice fenomenale. Questa raccolta riunisce riscritture delle fiabe più famose in cui le vere protagoniste sono le figure femminili, che riescono a riscattarsi dalla condizione di subalternità che viene loro convenzionalmente attribuita. Si tratta di racconti oscuri, sensuali e violenti.

Shining di Stephen King • L'Overlook, uno strano e imponente albergo che domina le alte montagne del Colorado, è stato teatro di numerosi delitti e suicidi e sembra aver assorbito forze maligne che vanno al di là di ogni comprensione umana e si manifestano soprattutto d'inverno quando l'albergo chiude e resta isolato per la neve. Uno scrittore fallito, Jack Torrance, con la moglie Wendy e il figlio Danny di cinque anni, accetta di fare il guardiano invernale all'Overlook ed è allora che le forze del male si scatenano. Dinanzi a Danny, che è dotato di potere extrasensoriale, lo shine, si materializzano gli orribili fatti accaduti nelle stanze dell'albergo, ma se il bambino si oppone con forza a insidie e presenze, il padre ne rimane vittima.
✰ Uno dei romanzi più famosi di Stephen King. Non ho letto molto di King *accidenti* e potevo scegliere tra questo e Misery, ma alla fine ho scelto Shining perché ho avvertito maggiormente la tensione che si accumula e cresce pagina dopo pagina. (Mi è piaciuta molto anche la versione cinematografica di Kubrick.)

Il figlio del cimitero di Neil Gaiman • Ogni mattino Bod fa colazione con le buone cose che prepara la signora Owens. Poi va a scuola e ascolta le lezioni del maestro Silas. E il pomeriggio passa il tempo con Liza, sua compagna di giochi. Bod sarebbe un bambino normale. Se non fosse che Liza è una strega sepolta in un terreno sconsacrato. Silas è un fantasma. E la signora Owens è morta duecento anni fa. Bod era ancora in fasce quando è scampato all'omicidio della sua famiglia gattonando fino al cimitero sulla collina, dove i morti l'hanno accolto e adottato per proteggerlo dai suoi assassini. Da allora è Nobody, il bambino che vive tra le tombe, e grazie a un dono della Morte sa comunicare con i defunti. Dietro le porte del cimitero nessuno può fargli del male. Ma Bod è un vivo, e forte è il richiamo del mondo oltre il cancello. Un mondo in cui conoscerà l'amicizia dei suoi simili, ma anche l'impazienza di un coltello che lo aspetta da undici lunghissimi anni…
✰  Avrei potuto consigliarvi un qualsiasi libro di Neil Gaiman perché, per me, ogni suo lavoro è sempre un po’ magico e un po’ oscuro. Ho scelto Il figlio del cimitero semplicemente perché è il libro che rileggerei io in questo esatto momento.

Francis di Loputyn • All'ombra del Monte Orfano si preparano incantesimi, pozioni, evocazioni: doveri di streghe. Ma a Metillia piace anche divertirsi, a volte a scapito dei suoi doveri. Pur sapendo che ormai manca poco alla prova più importante della sua carriera di strega, non è riuscita a prendere il controllo del proprio destino: ormai è tardi per prepararsi, può solo deludere le aspettative delle sue compagne di clan. Ma proprio l'ultima notte, quando sembrano non esserci speranze per lei, il destino le regala un incontro favorevole per svoltare la situazione. O forse no. Francis è uno spiritello, ma ha un corpo fisico, può divertirsi, può disgregarsi e tornare alla natura, per poi riassemblarsi nella forma che più gli piace. La sua preferita è quella di volpe. E soprattutto Francis è pigro, meschino e dissoluto. Ma il tempo stringe, la notte sta per finire…
✰ Ne ho parlato QUI!

La principessa spaventapasseri di Federico Rossi Edrighi • Morrigan è un'adolescente tipica nella sua unicità, e la località dell'Inghilterra rurale dove sua madre a suo fratello - che scrivono a quattro mani storie misteriose tradotte in tutto il mondo - non la entusiasma. Un giorno conosce un'anziana vedova, che le fa un dono destinato a cambiarle la vita, e a costringerla ad affrontare il Re dei Corvi, l'incarnazione di tutto ciò che è perverso e malato nel mondo. O in ciascuno di noi?
✰ Ne ho parlato QUI!

Anya e il suo Fantasma di Vera Brosgol • Anya è figli di immigrati. A scuola non ha molti amici e spasima in segreto per un ragazzo che la calcola appena. Un giorno incontra Emily... che è morta quasi un secolo prima. Tra la ragazza e il fantasma nasce una grande, inaspettata amicizia. Un giorno, però, Emily cambia e Anya sente il bisogno di scoprire come sia morta la sua amica.
✰ Ne ho parlato QUI!


Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola • Per la falsa notizia della sconfitta e morte sul campo di Vlad III, la moglie Elisabetta si suicida lanciandosi dall'alto di una roccia. Il condottiero, folle d'ira e di dolore, giura vendetta contro l'Onnipotente, resta "non morto per sempre", ambizioso di potere, assetato del sangue di cui si nutre, lussurioso e ancora vivo, nella secolare leggenda di Dracula. Nella Londra vittoriana si sposta in caccia della donna eletta, per azzannarla al collo, travolgerla in un turbine di sangue e di eros, farle assaporare il gusto del potere e trasmetterle la vita eterna sulla terra. Dapprima seduce Lucy poi Mina medesima. Mina a detta di lui, assomiglia prodigiosamente alla defunta Elisabetta, Lucy è presto perduta.
✰ Nonostante il titolo, la pellicola di Coppola non è affatto fedele al romanzo di Bram Stoker. Mi è piaciuta, soprattutto perché la storia di Dracula e la sua amata attraverso i secoli ha la sua logica all’interno della storia come ce l'ha raccontata Stoker. Ho adorato la recitazione di Gary Oldman e Winona Ryder, le riprese e Dracula versione dandy.

Crimson Peak di Guillermo del Toro • In una cupa Inghilterra del diciannovesimo secolo, all’interno di una minacciosa abitazione vittoriana persa nelle campagne rurali del nord: la vita di Edith Cushing si svolge qui, impegnata nel suo lavoro da aspirante scrittrice e combattuta tra l'amore per due persone diverse. All'indomani di una tragedia familiare, l'esistenza della ragazza si trasforma in un incubo, i cui oscuri protagonisti si rivelano essere il nuovo, misterioso marito e la casa stessa, che la travolge con i suoi più paurosi ricordi.
✰ Una storia tutto sommato canonica ma onirica, evocativa e bellissima da vedere.

Nightmare Before Christmas di Tim Burton • Jack Skeletron è il capo di Halloween, villaggio abitato da mostri. Piuttosto insoddisfatto ed annoiato della sua vita e di dover continuamente dover spaventare bambini, scopre per caso nel tronco di un albero l'entrata al regno di Babbo Natale. Decide subito di mettere in atto un piano semplicissimo: rapire Babbo Natale e sostituirlo con se stesso per la consegna dei regali! Per fortuna a fianco di Jack ci sarà Sally, la bambola di pezza innamorata di lui da tempo, che lo aiuterà a risolvere tutti i guai che combinerà…
✰ Qual è quel film che si può vedere sia ad Halloween che a Natale? ;) This is Halloween, this is Halloween

Penny DreadfulAlcuni dei personaggi più terrificanti della letteratura – tra cui lo schivo e scettico Dott. Frankenstein e l’ambiguo e narciso Dorian Gray – sono in agguato negli angoli più bui della Londra vittoriana. La storia delle loro origini si intreccia con quella dell’aristocratico Malcolm Murray, uno dei maggiori esponenti dell’organizzazione impegnata nella caccia alle creature soprannaturali che infestano la città. Gli dà manforte l’amica e collega Vanessa Ives, il cui compito è reclutare persone disposte a unirsi alla loro causa. Come Ethan Chandler, un rampollo e tiratore scelto caduto in disgrazia per la sua vita piena di eccessi.
✰ Ne ho parlato QUI!

Stranger ThingsNell'idillica cittadina di Hawkins, nell'Indiana del 1983, le vite ordinarie di un piccolo gruppo di giovani nerd, delle loro famiglie danneggiate e di una comunità sonnolenta sono stravolte in modi diversi dalla scomparsa di un dodicenne, Will. Mentre amici, familiari e una polizia a corto di risorse e spirito d'iniziativa portano avanti le ricerche, talvolta sconfinando l'uno nel territorio dell'altro, attorno al caso si muovono inquietanti forze misteriose che coinvolgono esperimenti governativi top-secret, presunte creature mostruose e una strana bambina con un nome e un appetito ancora più strani.
✰ Molto, molto, molto carina. Molto carina. Penso sempre che, se non fosse stata ambientata negli anni Ottanta, avrebbe perso 3/4 del suo fascino.

StregheTre sorelle (Prue, Piper e Phoebe), dopo la morte della loro nonna, che lascia loro una splendida casa vittoriana a San Francisco, scoprono di avere dei poteri magici.
✰ Ero indecisa tra Streghe e Buffy, ma Streghe è la mia infanzia più di quanto lo sia stata Buffy… ed è andata per Streghe.

✰ ✰ 

Questi sono i piccoli consigli che ho voluto darvi quest’anno. Fatemi sapere se avete letto o visto qualcosa di quello che vi ho citato e se vi ho dato qualche suggerimento utile. Ovviamente aspetto i vostri consigli, quindi fatevi sotto! :D Ciao!

lunedì 16 ottobre 2017

✎ REVIEW PARTY: Gli anni che restano di Brian Freschi & Davide Aurilia

Ciao a tutti e buon lunedì! :-)
Oggi vi aspetta un post "a sorpresa" che non ha nulla a che fare con il nostro tema autunno-e-Halloween.
Ho avuto la possibilità di prendere parte al Reviw Party organizzato da BAO PUBLISHING (grazie mille per l'opportunità!) per parlarvi insieme ad altri fantastici blogger e youtuber di Gli anni che restano di Brian Freschi e Davide Aurilia, una delle loro ultime pubblicazioni.
Vi lascio i dati dell'edizione, il mio commento e a seguire i link dei blog e dei canali youtube che hanno preso parte all'iniziativa. Vi invito a leggere/visionare i post/video di tutti per avere una panoramica a 360° su questo lavoro. (◕‿◕✿)


Gli anni che restano
di Brian Freschi & Davide Aurilia

Bao Publishing  5 Ottobre 2017  144 pagine  17,00 €  ITA
Mauro e Antonio sono stati grandi amici. Poi è successa la vita. Il tempo è passato, la distanza si è fatta incolmabile, finché una distanza assoluta, definitiva, non costringe Mauro a ripercorrere il tempo che è passato, alla ricerca di un senso che gli è sfuggito in tutti quegli anni. Capirà molte cose del suo amico, alcune fondamentali su di sé, e smetterà di pensare a quegli anni, per dedicarsi finalmente ai soli che contano, quelli che non voleva affrontare, e che stavano scivolando via, non vissuti. Gli anni che restano. Brian Freschi scrive una storia senza tempo sul passare del tempo, e Davide Aurilia la illustra in modo audace, clamoroso, straordinario.

My rolling thought
Alcuni giorni fa stavo viaggiando in treno. DI fianco a me avevano dimenticato una rivista, uno di quei mensili per cervelloni. In un articolo spiegavano la nascita del verbo ricordare. Ricordare. Richiamare nel cuore. Perché il cuore è la casa dei ricordi. E perché siamo noi a richiamarli ogni volta che ne sentiamo il bisogno. È così per tutti.
Mauro e Antonio si conoscono fin da bambini: sono cresciuti insieme e hanno frequentato la stessa Università, ma con il tempo si sono persi di vista e ognuno è andato per la sua strada. A distanza di anni, la vita di Mauro torna ad intrecciarsi con quella di Antonio per via di una telefonata che lo fa tornare nella sua città natale, Milano. Con il suo ritorno a casa ritorneranno anche tanti ricordi: non tutti piacevoli e alcuni messi a tacere ormai da tanti anni, riguardo qualcosa di brutto che è accaduto e che non è mai stato affrontato dai due.
Gli anni che restano nasce dalla collaborazione di Brian Freschi (storia) e Davide Aurilia (disegni), due artisti molto giovani alle prese con il loro primo romanzo grafico. Di Brian Freschi avevo già letto qualcosa nel campo delle autoproduzioni (Nessuno ci farà entrare è stato abbastanza scioccante), Davide Aurilia è stato una vera e propria novità.
La loro storia è un viaggio alla volta della scoperta e della riscoperta di se stessi attraverso i propri ricordi e il proprio passato.
Compiamo questo viaggio, sia fisico che mentale, insieme al protagonista Mauro, un uomo incompiuto e infelice, incastrato in una relazione inappagata e in un lavoro insoddisfacente. Con lui ripercorriamo le tappe più importanti della vita di un uomo — partendo dall’infanzia, attraversando l’adolescenza e arrivando all’età adulta — e ci rendiamo conto di come le scelte personali, particolari situazioni politiche e sociali o anche determinate compagnie possano portare qualcuno a deviare su un’altra strada, impensabile e improbabile per quella persona.
Non è un viaggio sempre piacevole. C’è molta malinconia, che deriva principalmente dall’atto di guardarsi indietro e rendersi conto di aver perso persone, cose e occasioni nella propria vita per i più disparati motivi. Tutta questa malinconia però può portare anche qualcosa di positivo: una nuova consapevolezza di sé e il coraggio che è sempre mancato per iniziare una nuova fase della propria vita, per vivere gli anni che restano.


Ho apprezzato molto il modo in cui Freschi e Aurilia hanno scelto di raccontare la storia di Mauro e Antonio: il passato non solo si fonde ma si sovrappone al presente, non ci sono separazioni o stacchi netti e l’unica discriminante tra i due piani temporali è il colore.
Il tratto di Davide Aurilia è molto essenziale, elegante e armonico, gli acquerelli sono il punto forte: amplificano l’atmosfera malinconica della storia, rendono il passato e il presente, sottolineano i momenti belli e quelli brutti. Più si va avanti nella storia e più cresce questo senso di angoscia, ma la dolcezza estrema dei colori avvolge e scalda davvero il cuore.Brian Freschi è un bravissimo narratore: mi hanno colpito molto i monologhi, profondi, intensi e incisivi; i dialoghi sono efficaci e naturali.
L’unico piccolo difetto è che l’inizio è un po’ macchinoso e non si capisce bene dove si sta andando, ma si tratta di uno spaesamento momentaneo dovuto dalla sovrapposizione dei piani temporali e dal fatto che ci viene già dato in mano il cuore della storia.
Gli anni che restano è una bella storia che parla di amore, amicizia, vita e morte, crescita ed esperienze. Nonostante la giovane età, i due autori raccontano i dubbi, i timori e le angoscie dell’età adulta con una facilità e un’immediatezza estrema.




UNA BANDA DI CEFALI  www.bandadicefali.it
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FANGIRL IN LOVE WITH BOOKS  www.youtube.com/channel/UCIPdu_wAzER7uI-ErtJULTg

venerdì 13 ottobre 2017

RECENSIONE: La Regina nel bosco di Neil Gaiman

Ciao a tutti!
C'è un autore di cui mi viene voglia di leggere e rileggere l'opera omnia ogni volta che si avvicina Halloween o siamo in autunno per via delle atmosfere magiche e oscure dei suoi libri. Questo autore è Neil Gaiman, uno dei miei preferiti. Ho da poco recuperato uno dei suoi ultimi lavori in collaborazione con Chris Riddell, La Regina nel bosco, e oggi ve ne parlo. Nella recensione è incluso un mio viaggio mentale su una possibile interpretazione del testo. ┌( ಠ‿ಠ)┘


La Regina nel bosco
The Sleeper and the Spindle di Neil Gaiman & Chris Riddell

Mondadori  29 Settembre 2015  70 pagine  17,00 €  ITA
Forse pensate di conoscere questa storia: una giovane regina che sta per sposarsi, dei nani buoni e coraggiosi, un castello circondato dai rovi; e ovviamente una principessa, colpita dalla maledizione di una strega che dovrebbe farla dormire per sempre. O almeno così dicono... Ma qui non ci sono principi che appaiono in sella a fedeli destrieri, e la magia sconvolge la trama di questa fiaba come un vento impetuoso e improvviso. Sarà la regina a dimostrare di essere l'eroe di questa storia, sempre che la principessa abbia davvero bisogno di essere salvata...

My rolling thought
Non disse nulla, ma sedette sul muschio sotto una quercia e assaporò il silenzio a ogni battito del cuore. Si può scegliere, pensò, quando ritenne di essere rimasta seduta a sufficienza. Si può sempre scegliere. E lei scelse.
C’è un regno guidato da una Regina che sta per sposarsi. Ce n’è un altro, non molto lontano, la cui Principessa è stata maledetta da un incantesimo lanciato da una Strega, a causa del quale dorme profondamente da tanti e tanti e tanti anni. Ci sono tre nani in viaggio per portare alla Regina un prezioso dono di nozze che vengono a conoscenza del fatto che la maledizione della Strega si sta espandendo nei regni vicini, facendo cadere tutti gli abitanti in un sonno eterno. Informata del pericolo dai tre nani, la Regina decide di partire alla volta del castello della Principessa per salvarla.
Neil Gaiman è uno scrittore fenomenale: le sue storie sono sempre appassionanti e mai così semplici o scontate come potrebbero sembrare a prima vista, intrise di una buona dose di magia bilanciata da altrettanta oscurità.
Questo succede anche con La Regina del bosco, in cui lo scrittore chiama a sé gli elementi caratterizzanti delle fiabe di Biancaneve e La Bella Addormentata nel bosco (e delle fiabe in generale) per rielaborarli in una fiaba completamente nuova, magica e oscura, dai caratteri moderni e che può essere interpretata in molti modi.
Vi dico come l’ho interpretata io.
Generalmente le fiabe assolvono il compito di dare significato all’esistenza umana attraverso eventi, oggetti e personaggi portatori di una determinata simbologia.
Una delle caratteristiche principali della fiaba è la sua capacità di acclimatarsi a qualunque ambiente culturale e contesto sociale, e di conseguenza di essere riprodotta in base agli usi, ai costumi e alle tradizioni di quella determinata cultura. Due cose rimangono però sempre immutate: le fiabe sono e sempre saranno le portavoce della storia dell’uomo e di tutto ciò in cui crede la saggezza popolare, e rispecchiano sempre l’epoca storica in cui vengono narrate.
La Regina nel bosco riproduce la tipica ambientazione da fiaba (uno spazio sospeso nel tempo fatto di regni e foreste) e ne riprende le figure più frequenti (regina, principessa, strega, nani), ma ciò che la mette in relazione con il nostro tempo sono quelle che ho individuato come le “tre morali” della storia:
  • l’importanza di provare sentimenti che nascano da se stessi e non dall’influenza degli altri;
  • l’importanza di compiere le proprie scelte sulla base di questi sentimenti e non per soddisfare le aspettative degli altri;
  • la consapevolezza che non c’è bisogno di aspettare il principe azzurro per essere salvati, ma che si può essere il Principe Azzurro di se stessi.
Biancaneve è ormai diventata una Regina, si occupa degli affari del suo regno e tra un settimana verrà celebrato il suo matrimonio. La Bella Addormentata è ancora la Principessa immersa nel suo sogno maledetto, molti valorosi cavalieri hanno provato a salvarla ma nessuno ci è riuscito.
La Regina, nonostante sia riuscita a sconfiggere la figura opprimente e abusiva della matrigna, non è contenta della sua vita perché non è una vita che rispecchia il suo volere ma le aspettative della società: essere al vertice del suo regno, sposarsi con il principe, mettere al mondo dei bambini. Nel momento in cui veste l’armatura e impugna la spada, rivendica se stessa e le sue libertà, afferma il suo volere su quello degli altri e sulle convenzioni. Quindi perché non andare a salvare la Principessa addormentata, visto che nessun uomo è ancora riuscito nell’impresa?
Anche la Principessa si trova in una situazione di mancanza: la Strega le ha sottratto il tempo, la giovinezza, i sogni e le speranze, l’unico modo per riprendersi la vita che le è stata sottratta è pugnalare al cuore la fonte di ogni suo malessere.


L’edizione di questo volume è stupenda e dall'esterno anticipa, attraverso piccoli indizi, la storia che si andrà a leggere. La sovracopertina è traslucida, incisa da un groviglio di rose nere e rampicanti oro, e rende sfocati i tratti della donna che è raffigurata sulla copertina, come se fosse dentro una bara di cristallo o vittima di un maleficio - appunto - che la rende inavvicinabile e intoccabile; quando si rimuove, i suoi connotati diventano immediatamente più chiari come la sua identità, e si scopre l’inganno.
Le illustrazioni di Chris Riddell sono delle vere e proprie opere d’arte: in bianco e nero con piccoli dettagli in oro, attente ai dettagli e curate in ogni più piccolo particolare, ripercorrono la storia nei suoi momenti più importanti in eleganti miniature o illustrazioni a pagina intera.
La Regina nel bosco è sì una storia che trasporta in un altro mondo, che incanta e stupisce per il colpo di scena, ma rimane soprattutto impressa perché, oltre gli elementi fiabeschi e l’ambientazione senza tempo, riflette il mondo in cui viviamo e i valori su cui dovrebbe basarsi.

★★★★
Wonderful. *^*

martedì 10 ottobre 2017

✰ GATTI NERI ✰

Ciao a tutti!
Il post a tema Halloween di oggi è un post di approfondimento un po’ particolare perché vi parlo di gatti neri. Ho scritto un’intera tesi sui gatti per analizzare il personaggio dello Stregatto di Lewis Carroll e ho raccolto molto materiale utile che vorrei condividere con voi in questa occasione.
Il post è articolato in questo modo: la prima parte spiega quando e perché sono nate le superstizioni sui gatti neri, la seconda vede come protagonisti un paio di gatti neri del mondo della letteratura, del fumetto, del cinema e delle serie tv che adoro.
Come sempre non è nulla di impegnativo o trascendentale :) spero possa interessarvi!

Zissou e Molly Brown ospiti speciali del post!

A partire del 1200, in Europa, il gatto conobbe un periodo particolarmente buio e carico di persecuzioni e crudeltà, durante il quale subì atroci sevizie. Durante il Medioevo, epoca in cui la religiosità e la devozioni cristiana rifiutavano qualunque tipo di antropomorfizzazione fisica e spirituale del divino, molti esseri animali furono investiti da un processo di demonizzazione che li caratterizzava come creature infernali ed emissarie dell’Oscuro, poiché attribuire una qualsiasi qualità umana, fisica o animale al Signore era considerato atto di blasfemia. Per il suo carattere solitario ed enigmatico, il gatto fu immediatamente messo in relazione con i riti pagani e associato alla stregoneria. I cristiani videro sempre di malocchio questo felino accusandolo di portare con sé tutti i malefici possibili, prendendo di mira soprattutto il gatto nero in quanto, nella cultura occidentale, è il colore associato al buio delle tenebre, alla morte e all’ignoto, ma si riteneva fosse anche il colore che Satana sceglieva per comparire in tale forma.
Papa Gregorio IX dichiarò i gatti neri stirpe di Satana nella bolla papale del 1233 (Vox in Roma), dando il via a un vero e proprio sterminio in cui i felini venivano torturati e arsi vivi al fine di scacciare il demonio. Papa Innocenzo VIII scomunicò ufficialmente tutti i gatti nella bolla papale Summis desiderantes del 1484.
All’immagine del gatto nero associato alle streghe si collega la leggenda nordica della dea Freya, compagna di Odino, che annoverava tra i suoi animali totemici i gatti. Ella possedeva un carro, Betulla, trainato da una coppia di gatti dai lunghi peli nelle orecchie e sotto le zampe. Uno di essi era bianco e l’altro nero, e, come scrive Laura Rangoni, i due colori «rappresentano i due aspetti della notte che, nella crescita luminosa e nel buio declino della luna, rispecchiano l’evolversi e il rinnovarsi della Natura; sono maschio e femmina poiché senza i due sessi non c’é vita». I due felini venivano liberati dopo sette anni e trasformati in streghe, motivo per cui si credeva che le streghe e le maghe avessero il dono di tramutarsi in gatte.

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  • PLUTO / PLUTONE: È il gatto nero del protagonista del famoso racconto di Edgar Allan Poe. Forte è bello, è l’animale preferito del suo padrone e la loro amicizia dura molti anni, fino a quando nell’uomo inizia a cambiare qualcosa;
  • GATTO NERO di Coraline: È un gatto molto speciale perché è capace di passare dal mondo di Coraline a quello dell’Altra Madre e di vivere sia nell’uno che nell’altro. È molto altezzoso e orgoglioso, ma ha a cuore le sorti della ragazzina;
  • MISTERY, MILES, SABBATH, NEECHEE: I quattro gatti neri della Posse di Emily the Strange;
  • SALEM SABERHAGEN: È il gatto nero di Sabrina, la strega adolescente protagonista dei fumetti e della serie tv Sabrina. The Teenage Witch. Ex-stregone, è stato punito dal Concilio delle Streghe a trascorrere un periodo di tempo indefinito in forma di gatto per aver cercato di conquistare il mondo;
  • JIJI: Il gatto nero parlante aiutante della streghetta Kiki, protagonista del film d’animazione dello Studio Ghibli Kiki. Consegne a domicilio. Dal carattere irriverente e sarcastico, perde la testa per una gattina bianca quando si trasferisce con Kiki in un’altra città per l’anno di noviziato;
  • I due NAPOLEONE: Uno è il gatto nero di Cornelia, la Guardiana della Terra dal fumetto Witch; l’altro è il gatto nero con le zampe da serpente corallo di Elisabeth, la protagonista del fumetto END. Entrambi si chiamano in questo modo perché Barbara Canepa ha preso spunto dalla sua vita privata.



Questo piccolo post si conclude qui! Fatemi sapere se conoscete altri gatti neri famosi e quali sono i vostri preferiti. :3 A presto!

venerdì 6 ottobre 2017

RECENSIONE: Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson

Ciao a tutti!
Come primo libro per questo "speciale" mese di Ottobre tutto dedicato all'autunno e ad Halloween, ho deciso di parlarvi di Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson. Volevo leggerlo da tantissimo tempo e credo che abbia dato inizio a una nuova ossessione. Ho letto il libro in inglese nella bellissima edizione della Penguin in foto, ma vi lascio i dati dell'edizione italiana dell'Adelphi.


Abbiamo sempre vissuto nel castello
We Have Always Lived in the Castle di Shirley Jackson

Adelphi  1 Aprile 2009  182 pagine  18,00 €  ITA
«A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce»: con questa dedica si apre L’incendiaria di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l’Estraneo (nella persona del cugino Charles) si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali della commedia brillante. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i «brividi silenziosi e cumulativi» che – per usare le parole di un’ammiratrice, Dorothy Parker – abbiamo provato leggendo La lotteria. Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male – un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai ‘cattivi’, ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.

My rolling thought
Mi chiamo Mary Catherine Blackwood. Ho diciott’anni e abito con mia sorella Constance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l'anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare. Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Constance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita Phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.
Mary Catherine (soprannominata Merricat) e Costance sono due sorelle che vivono in un grandissima casa, simile a un castello, alle porte di un villaggio insieme allo zio Julian. Il resto della loro famiglia è stata avvelenata in circostanze misteriose e non ancora del tutto chiare ma gli abitanti del villaggio pensano che le sorelle siano complici del delitto, infatti le evitano e le considerano addirittura delle streghe. Le due ragazze e lo zio, rimasto disabile dopo l’omicidio, con il tempo si sono rinchiusi sempre più in loro stessi, nella loro casa e nelle loro routine, l’unica che due volte la settimana esce per fare la spesa è Merricat. Con l’arrivo del cugino delle due ragazze, Charles, si romperà ogni equilibrio dei componenti rimasti della famiglia Blackwood.
Abbiamo sempre vissuto nel castello è un romanzo difficile perché non è di immediata comprensione, ogni cosa che ci viene detta ha il suo significato e va interpretata. Un ruolo fondamentale lo ricoprono le parole, infatti Shirley Jackson è una scrittrice che ama molto le ripetizioni e le “parole magiche”, come se queste dovessero entrare nella nostra testa e operare una qualche specie di incanto.
Nonostante venga considerata una scrittrice dell’orrore per via della presenza costante nella sua produzione di edifici come castelli e case di cura e figure paranormali come streghe e fantasmi, in realtà questi elementi non sono altro che delle metafore; i romanzi di Shirley Jackson sono in tutto e per tutto romanzi psicologici che ruotano attorno le figure di giovani donne che si trovano a dover sopportare solitudine, alienazione, repressione e pressione sociale.
Merricat è la tipica protagonista di Shirley Jackson: è una ragazza solitaria e con forti problemi di socializzazione nati dalla sua situazione familiare. All'inizio viene presentata come una ragazza tranquilla e pacata, e il suo atteggiamento di ostilità e repulsione nei confronti degli abitanti del villaggio è più che giustificabile in virtù dei pettegolezzi, delle maldicenze e delle loro punzecchiature. Andando avanti con la storia, la sua personalità assume nuove sfumature sempre più oscure, enigmatiche e dubbiose. Merricat non è un narratore affidabile, tuttavia dobbiamo affidarci a lei e alle sue parole perché il punto di visto con il quale ci viene raccontata la sua storia e quella della sua famiglia è il suo. Racchiude praticamente un mondo intero al suo interno ma si tratta di un mondo ansiogeno e claustrofobico perché compromesso dalle sue ossessioni e dalle sue paure che la costringono a comportarsi in un determinato modo, la sua vita è programmata giorno per giorno secondo una routine studiata meticolosamente. Ma è un personaggio così persuasivo che non si riesce a non stare dalla sua parte.
Il fatto davvero sconvolgente è che Merricat e Constance non sono delle ragazzine ma giovani donne bloccate in un periodo fanciullesco (ci viene detta la loro età esatta e vi assicuro che è un dato destabilizzante).
L’intera psicologia di Merricat (e Constance) si riflette nell’ambiente in cui si muove, la descrizione della sua casa non è altro che la descrizione della sua psiche. Tutto, nella dimora dei Blackwood, ha il proprio posto e nulla viene spostato con il succedersi delle varie generazioni. È diventata un santuario, una realtà in cui il tempo si è bloccato, come bloccate sono le persone che vi vivono.
La storia mette in uno stato di continua inquietudine e angoscia che rimangono anche dopo aver concluso il romanzo. Shirley Jackson non infonde queste sensazioni in modo diretto e da descrizioni concrete ma derivano dal non detto, da quello che non c’è. È una tecnica davvero sottile e bisogna essere particolarmente abili per farlo nel modo in cui l’ha fatto lei.
Abbiamo sempre vissuto nel castello è un romanzo ambiguo, quasi soprannaturale appunto, in cui tutto è lasciato all’interpretazione del lettore e che gioca con i concetti di bene e male in modo particolarissimo, incarnandoli nella figura della protagonista e il cui confine si fa sempre più confuso e labile man mano che si procede nella lettura.
Mi ha lasciato davvero a bocca aperta e mi ha fatto scoprire una scrittrice fenomenale. Leggetelo.

★★★★★
Wonderful. *^*